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Quel Maggiolino con il motore della Polo

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Andava bene, ma rimase solo un prototipo.

Alla Volkswagen, all’inizio degli Anni ’80, il reparto esperienze tentò di “ringiovanire” il Maggiolino, che dal 1978 in Germania era uscita ufficialmente di produzione, anche se continuava ad essere prodotta in Messico (dove lo sarà fino al 2003) ed in Brasile.
Per questo fu sperimentato su alcuni prototipi il montaggio, in posizione posteriore longitudinale, del 4 cilindri in linea raffreddato ad acqua che era montato sulla Polo. L’esperimento riuscì, grazie anche ad alcune profonde modifiche ai lamierati adiacenti al vano motore del Maggiolino che consentirono anche l’installazione di un radiatore di tipo convenzionale, che ovviamente non era necessario sul classico boxer raffreddato ad aria. Inoltre per consentire l’installazione di un propulsore strutturalmente molto diverso da quello originale fu indispensabile anche modificare completamente la disposizione dei vari organi accessori.
Il ciclo di sperimentazioni avviato dal reparto esperienze della Casa di Wolfsburg evidenziò che auto e propulsore si dimostrarono funzionali ed efficienti nel corso dei vari test cui furono soggetti i prototipi. Tuttavia la ormai evidente anzianità del progetto sconsigliò la prosecuzione dell’esperimento fino ad arrivare ad una eventuale produzione in serie, per cui del Maggiolino equipaggiato con il propulsore della Polo sono sopravvissuti solo alcuni prototipi che si possono ammirare nel museo della Casa tedesca.
Questo comunque non fu l’unico caso in cui il motore della Polo fu utilizzato su un’altra auto: anche alla Trabant negli ultimi anni di vita fu montato questo propulsore al posto del vecchio e molto inquinante motore a due tempi. La modifica però non bastò a scongiurare nel giro di breve tempo la fine della produzione di questa utilitaria nata nella Germania Est.

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